- Avvicinamento (min)
- 1 h 15 min
- Avvicinamento (D+)
- 350 m
- Avvicinamento
- Indicazioni stradali: Dall’abitato di Voltri (raggiungibile in autostrada dal casello di Genova Prà) s’inizia a risalire la Val Cerusa per la strada che costeggia l’omonimo torrente, in direzione dei paesi di Fabbriche e di Fiorino. Superato l’abitato di Fabbriche, si evita di continuare verso Fiorino, e si prende invece una deviazione verso sx, che prima scende ad attraversare il torrente, e poi risale verso l’alpestre paese di Sambuco (via Osvaldo Moretti). Prima parte per sentiero: Dalla caratteristica e panoramica piazzetta con la chiesa e il campanile del paese, s’imbocca la rampa asfaltata che sale verso sx (faccia a monte). Giunti alle ultime case, si supera un cancelletto da richiudere (animali al pascolo) e, dopo poco, s’inizia a risalire il pendio in direzione del passo della Gava (segnavia banda rossa e bianca). In breve, il sentiero intercetta un panoramico camminamento al servizio di una captazione, poco prima di un’evidente frana che ha lasciato i relativi tubi completamente scoperti per alcuni metri. Superato il passaggio sconnesso, si prosegue quindi in traverso verso il fondo della valle. Si giunge così ad intercettare i torrenti Malanotte e Gava poco sopra la relativa confluenza, e poco sotto l’impianto di captazione (30 min. circa dal posteggio). Prima di scendere a guadare i due corsi d’acqua, però, conviene individuare tre spallette rocciose sovrapposte che incombono sull’opposta sponda, e che segnano l’ingresso nella parte più selvaggia del percorso, per tracce lasciate dagli stessi apritori della via. Seconda parte per tracce: subito dopo il doppio guado, infatti, occorre abbandonare il sentiero che sale al passo della Gava, uscendo in direzione opposta allo stesso, per risalire un rado boschetto, e intercettare la pietraia che costeggia le tre spallette rocciose. Attraversata la pietraia, si punta quindi alla selletta fra la prima e la seconda spalla, posta poco sopra un isolato alberello di pino. Si scova così un più agevole varco, dopo il quale si prende a traversare in quota per ripido pendio di brughi, fino ad intercettare e guadare un fosso piuttosto marcato (che di solito porta un filo d’acqua) subito a monte di una cascatella alta una decina di metri (ometti). Oltrepassato il fosso, si risale a vista il costone erboso, fino alla base di un primo e più coricato pilastro, che poi si costeggia verso sx, al di sotto di un compatto muro di roccia. Al termine del muro, si risale una ripida pietraia, che fa da sponda al successivo e meno marcato fosso, posto tra il primo e il secondo pilastro (ometti). Poco prima del termine della pietraia, si attraversa quindi il fosso, puntando alla sommità di un canalino contraddistinto da un isolato alberello (corda fissa). Scavalcato il canalino, si riprende a traversare per panoramici spalti il lieve discesa, aggirando così per intero lo zoccolo del secondo pilastro (ometti) e raggiungendo infine il punto più basso di un terzo e più imponente pilastro, alla radice di una specie di contrafforte (30min. circa dal doppio guado; 1h/1h15 dal posteggio).